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Fatti di Avola, una ricostruzione storica

Fatti di Avola, le manifestazioni dei braccianti agricoli Fonte facebook

Fatti di Avola, le manifestazioni dei braccianti agricoli Fonte facebook

Un triste avvenimento che ha lasciato un segno rispetto alle rivendicazioni socio-economiche in Italia. Una vicenda che ha dato i suoi risvolti. I fatti di Avola hanno inciso sulle lotte politiche nel Bel Paese degli anni ’60-’70.

Cosa è accaduto

I fatti di Avola risalgono a circa 20 anni dopo le lotte contadine in Italia, come quella repressa della strage di Portella della Ginestra. Nell’arco di quel periodo il paese cambia radicalmente, avanzano l’industrializzazione e il boom economico. La figura del bracciante si evolve, per via delle innovazioni in campo agricolo, divenendo specializzata e quindi, alla fine degli anni ’60, simile a quella dell’operaio. Ma in Sicilia permangono fenomeni di arretratezza, il latifondismo dei proprietari terrieri continua. Così il 24 novembre 1968 i braccianti agricoli di Avola organizzano uno sciopero contro il caporalato e per l’istituzione della Commissione sindacale per controllare il collocamento della manodopera.

La mobilitazione concerne soprattutto l’abolizione delle gabbie salariali, ovvero una paga diversa nella stessa provincia e ancor più bassa rispetto agli agricoltori del Nord Italia. Lentini corrisponde alla zona A, Avola alla B; quindi qui la paga è minore. Richiesta di annullamento delle disparità e commissioni che garantiscono il rispetto dei lavoratori.

I latifondisti non cedono alle istanze, sono indifferenti su sollecitazione della Prefettura, col blocco della strada statale 115 per Noto. Poi, il 2 dicembre, l’eccidio: nel corso di una manifestazione la polizia prima lancia i lacrimogeni, poi spara attuando la repressione. Un abuso di potere, che ha portato il ritrovamento di due chili di bossoli; soprattutto due morti, Angelo Sigona (29 anni) e Giuseppe Scibilia (47 anni) e 48 feriti, di cui 5 gravi. Una brutalità che in un paese ufficialmente democratico non può essere tollerata; i lavoratori rivendicavano solo i loro diritti.

I risvolti portati dai fatti di Avola

Subito dopo l’eccidio il Ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, socialista, si reca ad Avola, stringendo la mano ai braccianti rimasti. Poi decide di portare avanti l’approvazione in Parlamento dello Statuto dei Lavoratori, accantonato dal 1952, per più di 15 anni. Brodolini muore nel luglio 1969; il successore Carlo Donat-Cattin porta avanti l’istanza di riconoscere lo Statuto che entra in vigore nel 1970. Un passo fondamentale per i lavoratori, il quale sancisce concretamente la tutela dei loro diritti e le libertà sindacali. Il 3 dicembre varie organizzazioni sindacali lanciano lo sciopero, in quanto colpite dall’accaduto.

Dopo i fatti di Avola avviene l’abolizione delle gabbie salariali; essi hanno suscitato diverse risposte di solidarietà. A Milano, durante la prima della Scala del 7 dicembre, il movimento studentesco porta avanti una contestazione, ricordando i braccianti agricoli. Gli/le studenti/sse impegnati/e a livello politico hanno solidarizzato con loro, in quanto figli/e dei contadini. Una vicenda che costituisce il completamento del percorso del 1968, caratterizzato dalle proteste studentesche, operaie e della società civile. I fatti di Avola hanno scosso l’opinione pubblica perché hanno fatto affiorare le disuguaglianze economico-sociali, oltre alle responsabilità della classe dirigente verso la povertà. Mauro de Mauro, dopo la repressione da parte della polizia, si reca ad Avola e redige un racconto di cronaca.

Pier Paolo Pasolini ha dichiarato che i fatti di Avola sono conseguenza di una discriminazione tra cittadini privilegiati e non, portata dal potere della democrazia borghese. Secondo l’intellettuale esso porta una parte di cittadini ad entrare nelle cosiddette forze dell’ordine, un’altra parte la impoverisce, come i contadini siciliani. Questo innesca conflitti, tra poveri e attraverso ciò il potere borghese si rafforza. Il contadino siciliano non assume alcun valore e chi difende il potere, ovvero i poliziotti, non è altro che strumentalizzato.

Una brutta repressione ha caratterizzato i fatti di Avola
Il luogo dell’eccidio dopo gli spari della polizia Fonte Facebook

Una repressione che non trova spiegazioni ufficiali

La risposta da parte delle istituzioni rispetto ai braccianti agricoli rivendicanti i loro diritti è stata sproporzionata. Secondo alcune ipotesi la repressione attuata viene dallo Stato o dal questore locale, su pressione di qualche parlamentare per soffocare la rivolta. Nel 1968 l’Italia vive un contesto politico fragile; le elezioni portano la sconfitta del Partito Socialista Unitario. Durante i fatti di Avola è in carica il governo provvisorio, definito balneare, di Giovanni Leone. Altre fonti sostengono che è stato il Ministro dell’Interno Franco Restivo, democristiano, a dare indicazioni per reprimere le sollevazioni. Il PCI chiede in seguito a Restivo in Parlamento sulle cause di una reazione così sproporzionata delle polizia, abusando del suo potere. Pio La Torre ha sostenuto che il ministro ha davvero esercitato un potere repressivo contro i contadini siciliani. Pertanto l’attivismo politico in Italia nel periodo successivo ha rivendicato la richiesta di disarmo da parte della polizia.

Altri/e ancora ritengono che la repressione scaturita dai fatti di Avola sia stata il preludio verso la strategia della tensione, iniziata nel dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana. Poiché l’Italia negli anni ’60-’70 era uno dei paesi d’Europa più politicizzati, si riteneva necessario colpire con la repressione e poi con le stragi i moti di rivendicazioni politico-sociali. I risultati sono l’odierno conformismo, il disinteresse verso ideali concreti e l’alienazione portata dall’attuale stile di vita. Ancora nessuna risposta in merito alle cause della repressione. Nonostante l’amnistia concessa ai lavoratori, l’inchiesta giudiziaria ha trovato archiviazione nel novembre 1970. Poi nessuna perizia sui fori trovati sulle camionette. Tutti aspetti che portano a sospettare, a porsi degli interrogativi rispetto a una repressione così brutale.

I fatti di Avola portano a ricordare il coraggio e la determinazione di chi ha lottato non solo per i suoi diritti, pure per le generazioni successive. E oggigiorno, a causa del neoliberismo e quindi del graduale rastrellamento dei diritti sociali mentre la gente è distratta, queste sono conquiste sfoltite o a rischio.

Fatti di Avola, una ricostruzione storica ultima modifica: 2024-01-27T14:42:36+01:00 da Angela Strano

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