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CIBO CULTURA

I poeti gastronomi nella Siracusa antica

Scultura proveniente dall'antica Siracusa, ritraente la scena di un simposio (museo archeologico regionale Paolo Orsi)

Siracusa antica è nota anche per essere stata la culla della poesia bucolica. È meno nota per essere stata la patria dei poeti gastronomi che dedicarono la loro poesia all’arte gastronomica. Siracusa fu la città in cui si formarono i primi cuochi e scrittori di gastronomia. Miteco siculo fu un ristoratore e autore del primo libro culinario intitolato Cuciniere siciliano che purtroppo è andato perduto. Miteco  era attivo nella seconda metà del V secolo a.c. e con il suo libro fece conoscere la cucina di Sicilia in Grecia, insegnando l’arte di condire le vivande secondo l’uso siciliano.

Serranus Scriba o Sciarrano (commons.wikimedia.org)
Serranus Scriba o Sciarrano (commons.wikimedia.org)

I poeti gastronomi: Archestrato di Gela

Un altro autore è Archestrato di Gela che con il suo poema sulla Giocondità è amante della buona tavola. Ateneo è prodigo di elogi per il gelese, definendolo persino “polistor”, cioè di grande cultura e dice: ” Archestrato, nel “Gastronomia”, descrive dove è possibile comprare il pesce grongo con tali parole: ‘In Sicion, amico caro, tu puoi ottenere la testa del grongo: polposa, grossa, vigorosa, assieme alle interiora. Quindi falla bollire in acqua salata a lungo, poi devi aromatizzarla’. Proseguendo tale nobile esplorazione egli descrive le regioni italiane, per poi riprendere: ‘Tu puoi pescare un bel grongo (goggros), che è così superiore agli altri pesci, così come il più grasso tonno lo è del povero pesce corvo cioè l’ombrina.

I poeti gastronomi: I tre frammenti di Archestrato

Nel suo poema intitolato Hedypatheia Archestrato parla in tre frammenti dei gusti dei Siracusani. Nel primo frammento esalta lo storione, dice Carmelo Curti in un suo articolo intitolato Frammenti di Archestrato, pubblicato in Del mangiar siracusano. Itinerari gastronomico-letterari e anche archeologici, a cura di Antonino Uccello, (Siracusa 1979, p.130). Per Archestrato lo storione di Siracusa è il più squisito. Egli dice: “mangia lo storione soprattutto nell’inclita Siracusa dove si trova la migliore qualità di tale pesce; esso è, infatti originario di questa città, quando si prende presso le isole o presso la terra asiatica o presso Creta è magro, duro e flagellato dai flutti”.

I poeti gastronomi -Storione: Acipenser sturio (da wikipedia.org)
I poeti gastronomi -Storione: Acipenser sturio (da wikipedia.org)

Gli altri due frammenti della gastronomia siracusana

Archestrato mette in risalto due pesci che pescati nel fiume Giasone sono superiori a quelli pescati a Calidone e Ambracia. Si tratta dei pesci cefalo e lupo, ma egli scrive che mentre prepari tale pietanza, non ti si avvicini alcun siracusano o italico. Loro non sanno infatti preparare buoni pesci, ma li rovinano cospargendoli abbondantemente di formaggio o innaffiandoli con aceto liquido e salamoia di silfio. Certamente questo era un giudizio duro sull’incapacità dei Siracusani nel preparare il pesce sopra menzionato. Purtuttavia l’autore elogia i siracusani riguardo il primato assoluto nella preparazione  dei pesci da scoglio. Infatti Archestrato dice: Sono invece i migliori di tutti nel preparare con perizia i pesciolini da scoglio tre volte maledetti e nel banchetto sanno magnificamente preparare molte specie di pietanze condite con futili ingredienti. 

I poeti gastronomi: Il gusto ironico di Archestrato

Archestrato era uno scrittore vivace, dice Beppe Fazio, e alla moda. Dai frammenti che ci sono rimasti del suo testo “Gastronomia”, oltre ai precetti gastronomici l’autore raccomandava anche che a tavola “gli invitati dovevano essere non più quattro o cinque”. Fazio continua dicendo che Archestrato “aveva trasformato il suo palato in uno strumento di precisione tale da distinguere il sapore di una triglia pescata con la luna calante da una pescata con la luna crescente”. Conosciamo l’opera di Archestrato grazie a Domenico Scinà che pubblicò nel 1823 una traduzione commentata del testo Gastronomia. Scinà ha ritrovato i nomi antichi del pesce siciliano così come venivano urlati al mercato di Siracusa.

Come veniva cotto il pesce

Grazie a questi due autori sappiamo che il “Palamito” in Sicilia veniva arrostito immerso nella cenere calda. Era avvolto nelle foglie del fico e aromatizzato con l’origano. L’afia, cioè la Nunnata (novellame di pesce) doveva cuocersi nell’olio bollente per alcuni secondi con le ortiche di mare e con erbette tritate. Archestrato amava la semplicità del mangiare, infatti mangiava il cefalo arrostito intero e con le squame, perché così conservava l’odore delle alghe. Unica particolarità del nostro autore, dice Fazio, sta nel fatto che spesso nelle descrizioni delle sue ricette sembra che prenda in giro il lettore. Per esempio descrive una complicata pietanza a base di “addomi di pesce palombo, cosa alquanto inverosimile. Ma ciò fa capire il carattere tipico siciliano dell’autore con quel gusto ironico della vita che “è quello che ci salva dalle malinconie umane che spesso si abbattono su questa terra siciliana.

I poeti gastronomi nella Siracusa antica ultima modifica: 2021-05-17T09:00:00+02:00 da Luisa Itria Santoro

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